venerdì 23 marzo 2012

i limiti che cambiano la fotografia

Negli ultimi giorni ho letto in rete un sacco di articoli e post a proposito della privacy delle persone fotografate.
Lo spunto nasce da questo articolo (o meglio, da questa fotogallery commentata) del Corriere approfondimento qui per cui mi è sembrato interessante reperire qualche info in rete da mettere anche qui, giusto per averla sottomano, non me ne vogliano gli estensori, ma dare visibilità a certe informazioni può essere importante.
Con l'avvento di Facebook, e la sua facilità di pubblicare e condividere immagini e filmati, si è in parte dimenticata la legislazione che regola la pubblicazione di immagini altrui (Legge del 22 aprile 1941 n. 633 Articolo 96) e la tutela della Privacy (legge 196 del 2003, in sostituzione della 675/96).La stessa amministrazione di Facebook chiede espressamente che le foto inserite nei profili siano in legale possesso di chi le pubblica, e che ritraggano essenzialmente chi le utilizza.
Partiamo dal presupposto che la pubblicazione su Facebook equivalga alla pubblicazione su web, tenendo conto anche che le difficoltà di una corretta impostazione della propria privacy (e cmq la dimostrata aggirabilità di tale ostacolo) possano di fatto rendere visibili A TUTTI i contenuti pubblicati sui singoli profili.
N.B. PARLIAMO DI FOTO (NOSTRE) CHE RITRAGGONO (ANCHE) PERSONE ESTRANEE. E RICORDATE (SEMPRE) CHE LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA...
Cosa dice la Legge italiana
Importante: questa legge regolamenta la pubblicazione e non l’acquisizione di immagini.
1. Per pubblicare l’immagine di una persona non famosa occorre la sua autorizzazione (art. 96 legge 633/41).
2. Se la persona non famosa viene pubblicata in maniera che non possa risultare dannosa alla sua immagine, e l’uso è solo giornalistico, l’indicazione del punto 1) si può ignorare, dinanzi al diritto di cronaca esercitato dal giornalista (da valutare di caso in caso). Non possono mai essere pubblicate immagini di minori.
3. Per pubblicare con finalità giornalistiche immagini di personaggi famosi non occorre autorizzazione.
4. Occorre autorizzazione in ogni caso e comunicazione al Garante se la pubblicazione può risultare lesiva (legge 633/41), oppure se fornisce indicazioni sullo stato di salute, sull’orientamento politico, sul credo religioso o sulla vita sessuale (dlgs 196/2003).
5. Occorre autorizzazione in ogni caso se le immagini vengono usate con finalità promozionali, pubblicitarie, di merchandising o comunque non di prevalente informazione o gossip.
6. Non devono essere pubblicate immagini di minori in modo che siano riconoscibili, e questo anche nel caso di fatti di rilevanza pubblica.
7. Il fatto che il fotografo detenga presso lo studio i negativi o gli originali di un servizio fotografico, anche per minori, non è proibito, a patto che non venga data pubblicazione senza assenso di queste immagini.
La legge, in poche parole, mira a porre delle regole - sotto il controllo da un Garante della Privacy - nella raccolta e diffusione di qualsiasi informazione sugli individui (e quindi anche le sue immagini private), permettendo a ciascuno un miglior controllo dei dati che lo riguardano.
In particolare, il trattamento di alcuni dati chiamati sensibili (come idee politiche, religiose, vita sessuale, salute, aspetti economici, etc) sono subordinati a un esplicito assenso da parte dell'interessato, e da controlli molto severi su coloro che raccolgono ed organizzano questi dati.
Questi ultimi, oltre a chiedere il permesso alle persone coinvolte, devono anche rendere conto delle modalità con cui questi dati vengono utilizzati, e dei sistemi di sicurezza con cui vengono gestiti i relativi schedari e i file su computer.approfondimento qui
Poi naturalmente ci sono anche le eccezioni approfondimento qui e qui il parere del Garante della Privacy (una delle istituzioni più inutili esistenti visto che i nostri dati circolano spesso in sfregio alle leggi e diventa difficile se non impossibile opporvisi) approfondimento qui
Riepilogando quindi. . .
Il diritto all'immagine trova il suo riconoscimento costituzionale nell'art. 2 della Cost. che tutela l'identità dell'individuo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità ed esplicita tutela nel codice civile all'art. 10 che dispone: "qualora l'immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l'esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l'autorità giudiziaria, su richiesta dell'interessato, può disporre che cessi l'abuso, salvo il risarcimento del danno".
Dalla norma codicistica si desume che i soggetti legittimati ad esperire l'azione per la tutela del diritto all'immagine, siano il titolare dell'immagine che si assume violata, i suoi genitori, i suoi figli ed il coniuge.
La tutela del diritto all'immagine implica la possibilità di escludere l'uso non autorizzato che terzi ne facciano, sotto forma di esposizione pubblica, riproduzione e commercializzazione.
Deve, inoltre, precisarsi che la tutela del diritto all'immagine prescinde dall'eventuale lesione dell'onore, della reputazione o del decoro che consegua all'esposizione, riproduzione e commercializzazione che debbono, infatti, considerarsi vietate nonostante non abbiano prodotto alcuna lesione al riguardo. 
Il consenso all'uso, da parte di terzi, della propria immagine per scopi promozionali dà vita al contratto di sponsorizzazione. 
Stante l'indisponibilità del diritto all'immagine (che segue, al riguardo, la generale disciplina dettata per i diritti della personalità), si discute se il consenso possa essere revocato (secondo parte della dottrina il consenso sarebbe sempre revocabile salvo il risarcimento del danno, mentre secondo altra parte della dottrina, il consenso prestato dietro corrispettivo nell'ambito di un contratto di sponsorizzazione non sarebbe mai revocabile).
Il codice prevede che il diritto all'immagine sia tutelato salvo che l'esposizione o la pubblicazione sia dalla legge consentita e sempre che non arrechi pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona.
I limiti legali del diritto all'immagine sono quelli di cui all'art. 97 della L. n. 633/1941 che prevede la possibilità di riprodurre l'immagine altrui allorchè la pubblicazione sia giustificata dalla notorietà della persona, dall'ufficio pubblico da questa ricoperto, da ragioni di polizia o di giustizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, dalla partecipazione della persona ad eventi d'interesse pubblico e svoltisi in pubblico.
In ogni caso la giurisprudenza ha posto in evidenza che la notorietà della persona non giustifica, di per sè, qualsivoglia riproduzione della sua immagine in quanto è pur sempre necessario che via sia l'esigenza di informazione pubblica e che sia garantita la riservatezza con riferimento a tutti gli aspetti della propria sfera privata estranei al soddisfacimento del pubblico interesse.
Il consenso alla pubblicazione dell'immagine deve essere prestato, anche implicitamente, con la consapevolezza dei limiti soggettivi ed oggettivi della pubblicazione. 
 In conclusione. . .
Che faccio? butto via la macchina fotografica? 
Oppure buttiamo tutto il contenuto di immagini che si trova su internet?
Mah!
e per le riprese video di minori? come comportarsi? approfondimento qui

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