lunedì 30 aprile 2012

Willy il cojote

"Il presidente della Repubblica che commemora la Liberazione dal nazifascismo lanciando moniti, anzi anatemi contro un comico (“il qualunquista di turno”), è cabaret puro. Dice che “i partiti non hanno alternative”: ma quando mai, forse per lui che entrò in Parlamento nel ’53 senza più uscirne. Tuona contro l’“antipolitica” (e ci mancherebbe pure, vive di politica da 60 anni). Ma non si accorge che nessuno ha mai delegittimato i partiti e la politica quanto lui, che sei mesi fa prese un signore mai eletto da nessuno, lo promosse senatore a vita e capo di un governo con una sola caratteristica: nessun ministro eletto, tutti tecnici più qualche politico travestito da tecnico." leggi l'articolo
A quanto pare la "difesa d'ufficio" per colui che la Litizzetto chiama amichevolmente Napisan, non la fa proprio più nessuno.
Se fino a qualche mese fa si trovava qualcuno disposto ad avallare un comportamento che ormai di "super partes" non ha più nemmeno l'ombra da parecchi mesi (se non anni), adesso è un impresa improba.
E' un vero peccato  che si sia dovuti entrare in un baratro di quelli in stile "Willy il cojote", per togliere le fette di mortadella dagli occhi di parecchie persone.
Ancora ci sarà qualcuno naturalmente non convinto di ciò, ma non appena lo stato metterà le mani nei portafogli dei suoi cittadini ancora più di quanto non stia facendo ora, probabilmente qualche barriera cadrà.
Certo che allora però sarà un pò tardi.
Come "Willy il cojote" siamo saltati con tutti e due i piedi nel baratro ,e ci stiamo guardano ancora intorno come se il tempo si fosse fermato, il volo verso il basso sta iniziando e resto ci sarà la gran botta sul fondo, con annessa nuvoletta di polvere!
Come disse imprudentemente un politico (o un cabarettista, o forse tutti e due!) negli anni '80, "l'Italia era sull'orlo del baratro, noi gli abbiamo fatto fare un passo in avanti".
Grazie Napisan, Grazie Monti.

martedì 24 aprile 2012

Cyrano




Una delle mie letture che riprendo ogni tanto in mano a caso, così per sfizio,è Cyrano; mi piace leggere e rileggere le parole che con arte e sberleffo escono dalla sua bocca (e dalla penna quindi di Edmond Rostand), taglienti ancor più della lama della sua spada. La “Ballade du duel qu’en l’hôtel bourguignon /Monsieur de Bergerac eut avec un bélître!” (“Ballata del duello che in brutta compagnia vinse de Bergerac senza nemmeno un graffio”) riesce sempre ad avvincermi e ad intrigarmi nella sua struttura ritmica. Qui di seguito metto la traduzione che più mi piace ovvero quella di Mario Giobbe :

Ecco, ed io gitto con grazia il cappello,
poscia comodamente, pian pianino,
mi libero del mio vasto mantello
che mi attabarra, e lo spadon sguaino.
Di Celandone più gentil, più fino
di Scaramuccia al gioco dello stocco
vi prevengo, mio caro paladino,
che giusto al fin della licenza io tocco.

Meglio v’era tacer, signor mio bello!
Dove t’infilzerò, dimmi, tacchino?
Sotto il giubbetto, al fianco, ti sbudello?
nel cuor, sotto l’azzurro cordoncino?
– Volteggia la mia punta: un moscerino!
Tintinnano le cocce, odi che schiocco!
Sì certamente... in mezzo del pancino
giusto al fin della licenza io tocco!
Mentre io vo in cerca di una rima in ello...
tu rompi, bianco come un pannolino!
Vuoi forse darmi la parola: agnello?
– Tac! e la punta io paro onde il festino
ti pensavi di farmi, o malandrino! –
Ecco: t’apro la via, – chiudo lo sbocco...
Su reggi bene, guattero, l’uncino!
Giusto al fin della licenza io tocco.

Raccomandati a Dio, bel principino!
Ecco; io m’inquarto, io paro, io fingo, io scocco...
Eh, là! prendi, piccino!Giusto alla fin della licenza ho tôcco.

Naturalmente però il top è il monologo del naso, dove con grazia e sfrontata ars oratoria, Cyrano imperturbabile come una sfinge, si prende gioco del miserrimo avversario

Atto I, sc IV
DE GUICHE Adesso ci ha seccati!
IL VISCONTE DI VALVERT Che fanfarone!
DE GUICHE E alcuno
non è buono a rispondergli per le rime?...
IL VISCONTE Nessuno?
Vado a lanciargli io stesso, vedrete, un di quei tratti!
Voi... voi... avete un naso... eh... molto grande!...
CIRANO (grave) Infatti!
IL VISCONTE (ridendo) Ah!
CIRANO (imperturbabile) Questo è tutto?...
IL VISCONTE Ma...
CIRANO È assai ben poca cosa!
Se ne potevan dire... ma ce n'erano a josa,
variando di tono. - Si potea, putacaso,
dirmi, in tono aggressivo: « Se avessi un cotal naso,
immediatamente me lo farei tagliare!»
Amichevole: «Quando bevete, dée pescare
nel bicchiere: fornitevi di un qualche vaso adatto!»
Descrittivo: «È una rocca! ... È un picco! ...Un capoaffatto...
Ma che! l'è una penisola, in parola d'onore!»
Curioso: «A che serve quest'affare, o signore?
forse da scrivania, o da portagioielli?»
Vezzoso: «Amate dunque a tal punto gli uccelli
che vi preoccupate con amore paterno
di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno?»
Truculento: «Ehi, messere, quando nello starnuto
il vapor del tabacco v'esce da un tale imbuto,
non gridano i vicini al fuoco nella cappa?»
Cortese: «State attento, che di cotesta chiappa
il peso non vi mandi per terra, a capo chino!»
Tenero: «Provvedetelo di un piccolo ombrellino,
perché il suo bel colore non se ne vada al sole!»
Pedante: «L'animale che Aristofane vuole
si chiami ippocampelofantocamaleonte
tante ossa e tanta carne ebbe sotto la fronte!»
Arrogante: «Ohi, compare, è in moda quel puntello?
Si può infatti benissimo sospendervi il cappello!»
Enfatico: «Alcun vento, o naso magistrale,
non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!»
Drammatico: «È il Mar Rosso, quando ha l'emorragia!»
Ammirativo: «Oh, insegna di gran profumeria!»
Lirico: «È una conca? Siete un genio del mare?»
Semplice: «Il monumento si potrà visitare?»
Rispettoso: « Soffrite vi si ossequii, messere:
questo si che vuol dire qualcosa al sole avere!»
Rustico: «Ohé, corbezzole! Dàgli, dàgli al nasino!
E un cavolo gigante o un popon piccolino?»
Militare: - «Puntate contro cavalleria!»
Pratico: «Lo vorreste mettere in lotteria? »
Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste
se qualche po' di spirito e di lettere aveste.
Ma di spirito, voi, miserrimo furfante,
mai non ne aveste un'oncia, e di lettere tante
quante occorrono a far la parola: cretino!
Aveste avuto, altronde, l'ingegno così fino
da potermi al cospetto dell'inclita brigata
servirmi tutti i punti di questa cicalata,
non ne avreste nemmeno la metà proferito
del quarto d'una sillaba, ché, come avete udito,
ho vena da servirmeli senz'alcuna riserva,
ma non permetto affatto che un altro me li serva. 

Bello eh, non rimane che prendersi in mano il libro e continuare la lettura.

un cambio di prospettiva




Meravigliosa la neve, specie quando ti sorprende in montagna ad aprile. Con la testa sei già altrove perché le giornate si sono già allungate, ci sono le azalee in fiore e la natura si risveglia, per questo i candidi fiocchi rappresentano una sorpresa anche se li incontri ad alta quota. La neve per me è magica, intanto perché mi permette di scivolarci sopra felicemente con la stessa allegria che prova un bambino alle prese con il suo gioco preferito. Poi perché rende le cose ed il mondo più bello di quanto non sia, diffonde la luce rende candide anche le tenebre.Guardare le montagne innevate illuminate dalla luna, è qualcosa che mi lascia sempre un emozione dentro. Shakespeare scrisse che "siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni", se fosse stato uno sciatore sicuramente avrebbe trovato parole ancora più sublimi. Quando sei in montagna in alta quota  e volgi lo sguardo avanti a te, dimentichi tutti gli affanni terreni, i problemi, il lavoro; ti "illumini d'immenso" davanti ad un orizzonte circondato di cime bianche che si stagliano nell'azzurro del cielo, con nuvole che sembrano dipinte distrattamente da un  pittore bohemien. La montagna, più è dura e più ti ricompensa con emozioni incommensurabili, ti permette un cambio di prospettiva che ti estranea dal quotidiano e ti immerge nel divino. Per questo anche la montagna è cibo per l'anima.

sabato 21 aprile 2012

intrappolati nelle reti

Commercio. Small Business Act. E' il nuovo Vangelo dell'UE. In economia "piccolo è bello", "piccolo è agile", "piccolo è rispondere con velocità". Piccolo, ci dice Sangalli, non è "pensare in piccolo" ma anzi è legarsi con altre aziende, fare rete, quelle reti di impresa che dovrebbero (Aldo Baglio direbbe, futuro anteriore. .) rappresentare il futuro della nostra economia.
Certo perchè alla fine chi ha detto che bisogna essere dei colossi, che bisogna essere superpatrimonializzati e supercapitalizzati? Non è che l'economia si decide tutta a Basilea (sic), se la nostra povera Italia è uscita dal dopoguerra ed è diventata (ma credo ancora per poco) una delle 8 potenze mondiali, lo deve alle sue microimprese più che alle sue "grandi".
Quindi "piccolo è bello", ma per resistere bisogna fare rete con altre imprese.. .  e qui nascono le interpretazioni. . ..
Gli economisti ti dicono che deve assolutamente essere una rete verticale, una rete di filiera, che veda collaborare una  pluralità di soggetti afferenti ad un capofila "front desk". Ci viene presentato come un dogma, una verità rivelata!.
Chi però è sul campo (tipo il sottoscritto) vede invece nelle reti orizzontali, quelle di piazza, di territorio, una risposta agile alla crisi ed allo strapotere della Gdo, con una serie di servizi integrati fra esercenti del commercio, che possono gestirsi insieme la logistica, gli approvigionamenti, la promozione ed il marketing. . . ma questo per gli economisti. . . eh no, mica può funzionare! Nessuno ci ha ancora provato, perchè dovrebbe andare bene?

Se poi si tirano in ballo le banche si salvi chi può, reti di impresa? Ma non esistono! Sono solo sulla carta (secondo loro), si possono finanziare non le reti ma i singoli imprenditori una volta che hanno capitalizzato il successo della loro rete!

E' come se dovendo comprare un automezzo, la banca te ne finanziasse non l'acquisto ma la rottamazione!
Ma quindi l'economia e lo sviluppo sono ostaggi del sistema bancario? O addirittura l'UE con le sue politiche è ostaggio della Bundespolitik ? Possibile che quelli che dono gli atout spiccatamente italiani vengano visti con sufficienza ed approssimazione da un mondo economico di stampo confindustriale?
E' ora di darsi una mossa e di prendere con le pinze le verità rivelate proposte dal santone di turno. Pensiamo a fare 'impresa' con la nostra testa e con quel sano spirito imprenditoriale che porto' la nostra nazione fuori dalla tragedia del conflitto mondiale. Mettiamoci la testa ed il cuore ,facciamo lobby e forziamo la mano al legislatore. Delle dinamiche attuali e della crisi non se ne può davvero più .

martedì 10 aprile 2012

Prasomaso e la maledizione del Liberty

Quanto ne avevo sentito parlare, per quanto tempo.
Così l'incontro con questa sperduta località della Valtellina l'avevo quasi desiderato, non fosse altro che per la curiosità che mi portavo dentro da un bel po', quasi 13 anni.
Una strada per arrivarci che seppur panoramica, è poco più che una vecchia carrettiera asfaltata, contornata da parapetti in ferro bianconeri che la rendono almeno più sicura di quella del passo del Mortirolo che è pure lì vicino.

La strada sale ripida e tortuosa per le montagne immersa fra larici ed abeti che lasciano qualche squarcio panoramico sulla valle, le prime case che si incontrano sono di sasso con le imposte rosse e ti accolgono in questo microscopico paese dove le case incorniciano la via Sant'Antonio; colpisce la quiete e la circolazione dei mezzi che è quasi nulla. Salendo sulla sinistra si intravedono le vestigia del complesso del Sanatorio che colpisce con la sua bellezza e maestosità, pur nella sua ormai diroccata veste. Spinto dalla curiosità salgo di un poco e mi intrufolo in un pertugio della rete, alle spalle di quella che fu una delle costruzioni a servizio di questo monumentale complesso. Lo scenario che vedo davanti ai miei occhi mi colpisce nel profondo. La mente con l'ausilio della fantasia, scivola indietro nel tempo , ai primi anni del 900, l'impressione che ne ricavo potrebbe essere la stessa di un sub che si avvicina al relitto del Titanic. Mi immagino questi palazzi liberty nel pieno del loro splendore, popolati da medici e infermieri, da degenti in vestaglia e ragazzini nelle loro bluse, questa che ora è una visione in bianco e nero diventa una visione a colori, con le tende sui terrazzi, i fiori nel giardino in un brulicare di vita che scorre lenta in un luogo votato alla cura, dove si entra malati (e stremati di Tbc) e si esce dopo molto tempo rimessi quasi a nuovo.
E' così forte il contrasto fra un posto nato per “ridare la vita” e lo spettro che invece mi appare, fra muri crollati , vetri rotti, porte divelte, grondaie a penzoloni.
Mi domando il perchè di tale sfacelo, l'analogia con il Grand Hotel Campo dei Fiori, capolavoro liberty del Sommaruga è praticamente automatico. Un destino quasi comune per dei luoghi che nel loro tempo furono di sfavillante fulgore, che poi di colpo vengono condannati ad un destino infausto per ragioni di mero opportunismo economico. Sembra quasi una maledizione del “liberty”, lo stile floreale, della Belle Epoque, che nasce per brillare come una stella ma che poi diventa una meteora. Perchè la storia ci ha consegnato intatti capolavori dell'antichità ed invece si accanisce in maniera così vigliacca su quelli del nostro passato più recente? Per quale motivo gli abitanti di quella zona, che sono cresciuti, hanno lavorato, socializzato e talvolta vissuto nel sanatorio, ad un certo punto, dopo la sua chiusura gli si sono accaniti contro con così tanta ferocia, devastandolo e depredandolo con una cattiveria inaudita? Cosa dovrebbero pensare quelle persone che si misero in gioco con tutta l'energia di cui erano capaci, per costruire e gestire una struttura che ancora adesso sarebbe un esempio di autosufficienza, per meritarsi questo?
Ho cercato in rete la storia della genesi di quel Sanatorio, e l'ho trovata una storia di Eroi di altri tempi, di medici pervasi dalla preoccupazione di portare aiuto e sollievo ai malati, coraggiosi abbastanza da scontrarsi con coloro che non volevano vendere i terreni al construendo sanatorio per paura delle malattie; qualcosa di ben diverso dalle Baronie della medicina a cui siamo abituati adesso, che operano in un turbine di scandali e fallimenti ad orologeria.
Ho voluto provare ad entrare per scattare qualche foto, nel magnifico padiglione d'ingresso dell'Umberto I, che con le sue vetrate (rotte) si affacciava su un panorama delle Orobie veramente mozzafiato, ho visto le salette con le cabine telefoniche che mi hanno riportato ai tempi della naja, ho poi voluto scendere le scale per andare nel grande teatro dove ancora ci sono le poltroncine di legno da cinema, scomode come non mai, che ho ben chiare nei miei ricordi di ragazzino.
Effettivamente quel posto è magico, anche se ormai ridotto in rovina trasmette una sensazione di “vita”, vita “desiderata”, vita “ridonata”, vita “sociale”, vita “operosa”, vita che “non fugge via”, ma che si aggrappa con le unghie anche al più flebile dei respiri.
Quanta bontà è si è vissuta li dentro, quanto sacrificio, quanta speranza, quanta dedizione.
Quello non è un rudere, quello è un “tempio dei buoni sentimenti”, quelli non sono sassi, mura, vetri e ferri, non è un posto inanimato, ma è un ambiente che trasuda vita, pur nella sua disgraziata condizione. E' ancora un sanatorio, non più per il corpo ma per lo spirito, sta alla sensibilità di chi calpesta quel suolo, coglierne la vera essenza.
La mia speranza è che qualcuno si prenda a cuore quel meraviglioso posto e lo riconsegni alla sua primitiva funzione e se così non fosse, che almeno si recuperino i bellissimi fabbricati che ridotti così sono un oltraggio alla memoria degli Eroi che lo hanno voluto: ovvero il Dr Francesco Gatti (luminare del tempo), il Dr Linneo Corti (il medico condotto di Tresivio) e degli Architetti Brioschi e Giachi che lo progettarono disinteressatamente (adesso si direbbe GRATIS!).
Devo riconoscerlo, Prasomaso per questo motivo è “magico”

giovedì 5 aprile 2012

Economia di parole

Convegni, convegni, convegni. Tutti hanno ricette per la crisi, tutti  la studiano, tutti pontificano che bisogna lanciarsi senza freni, che non bisogna lasciarsi sopraffare dalle paure.
Cosa succederebbe se a questi emeriti economisti, intellettuali, professoroni e via discorrendo , non venisse pagata la parcella di quello specifico convegno?
Sarebbero ancora della stessa idea? O le loro certezze si squaglierebbero come neve al sole?
Troppo facile vedere l'economia dalla finestra, facile commentare i risultati di successso e criticare i fallimenti dicendo che potevano essere previsti. Facile fare collezione dei pareri di gente con gli attributi per poi "rivenderseli" altrove.
Vivere il cambiamento però è un altra cosa, è esserne pervasi, sentire le vene che pulsano, i nervi che saltano, sono le urla e gli strepiti di quando qualcosa va storto.
Ma per quanto tempo noi imprenditori avremo ancora voglia di farci scrutare ed osservare da questi signori? Quando si smetterà di fare markette per l'autore del libro di turno che ti spiega come conseguire il successo?
Lui il successo l'ha di sicuro conseguito vendendoti la tua copia, non è detto che le tue invece possano essere le "magnifiche sorti e progressive" di Leopardiana memoria.
Io ogni volta rimango perplesso e mi domando quanto poco basterebbe a sgretolare le certezze di questi pomposi signori che hanno le risposte in tasca per fare più reddito, curarsi la gotta e vincere il totocalcio.
Forse l'importante nella vita non è produrre "ricchezza", ma sapersi vendere bene.
Nella nostra distorta società dei servizi, probabilmente ormai basta solo quello!

lunedì 2 aprile 2012

Pipe e Fiori

Dal comunicato Stampa Confcommercio Varese
 
Pipe e fiori in festa” ha colorato e inebriato di profumi la piazza Giovine Italia di Varese

Un accostamento unico ed originale dell'arte del fiore con la passione del collezionista di pipe

La tradizione della produzione artigianale delle pipe si è unita domenica 1 aprile con la creatività dei fioristi impreziosendo la bella piazza Giovine Italia di Varese, divenuta zona a traffico limitato dopo la riqualificazione dell’arredo urbano.
“Pipe e fiori in festa” è un accostamento inedito che è piaciuto al pubblico accorso numeroso anche in questa seconda edizione per passeggiare tra le bancarelle di espositori Mastri Pipai arrivati non solo dalla provincia da Varese, dove prolifica la produzione d’eccellenza di pipe, ma anche da altre regioni d’Italia.

Tra gli appassionati collezionisti di pipe la notizia di questa esposizione, uno delle poche in Italia, circolava da tempo in Rete grazie al tam tam diffuso sui numerosi portali dedicati al settore, come ad esempio sul gettonatissimo blog del sito fumarelapipa.com dove gli appassionati si danno appuntamento a Varese per ritrovarsi e scambiarsi opinioni e idee, e anche grazie al passaparola degli iscritti al “Pipa Club Italia” che raggruppa i vari Pipa Club di provincia.

La colorata e profumata manifestazione, dunque, seppur considerata un evento di nicchia, si è rivelato di nuovo un accostamento tanto originale quanto vincente, riuscito grazie alla sinergia del lavoro condotto da Carlo Imparato, presidente del Comitato Commercianti Varese 2, che ha organizzato la sezione dedicata alle pipe, in collaborazione con l’assessore comunale al commercio, Sergio Ghiringhelli, presente al taglio del nastro, e al sapiente lavoro del sindacato fioristi di Confcommercio Varese presieduto da Marco Introini in collaborazione con Ornella Clerici, impegnati a creare dal vivo composizioni floreali e magnifici bouquet con i fiori di stagione.
Folla numerosa fino a sera e negozi aperti per l’intera giornata hanno contribuito a fare da cornice all’originale ed elegante abbinamento delle bancarelle di “Pipe e Fiori 2012”. 

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