martedì 10 aprile 2012

Prasomaso e la maledizione del Liberty

Quanto ne avevo sentito parlare, per quanto tempo.
Così l'incontro con questa sperduta località della Valtellina l'avevo quasi desiderato, non fosse altro che per la curiosità che mi portavo dentro da un bel po', quasi 13 anni.
Una strada per arrivarci che seppur panoramica, è poco più che una vecchia carrettiera asfaltata, contornata da parapetti in ferro bianconeri che la rendono almeno più sicura di quella del passo del Mortirolo che è pure lì vicino.

La strada sale ripida e tortuosa per le montagne immersa fra larici ed abeti che lasciano qualche squarcio panoramico sulla valle, le prime case che si incontrano sono di sasso con le imposte rosse e ti accolgono in questo microscopico paese dove le case incorniciano la via Sant'Antonio; colpisce la quiete e la circolazione dei mezzi che è quasi nulla. Salendo sulla sinistra si intravedono le vestigia del complesso del Sanatorio che colpisce con la sua bellezza e maestosità, pur nella sua ormai diroccata veste. Spinto dalla curiosità salgo di un poco e mi intrufolo in un pertugio della rete, alle spalle di quella che fu una delle costruzioni a servizio di questo monumentale complesso. Lo scenario che vedo davanti ai miei occhi mi colpisce nel profondo. La mente con l'ausilio della fantasia, scivola indietro nel tempo , ai primi anni del 900, l'impressione che ne ricavo potrebbe essere la stessa di un sub che si avvicina al relitto del Titanic. Mi immagino questi palazzi liberty nel pieno del loro splendore, popolati da medici e infermieri, da degenti in vestaglia e ragazzini nelle loro bluse, questa che ora è una visione in bianco e nero diventa una visione a colori, con le tende sui terrazzi, i fiori nel giardino in un brulicare di vita che scorre lenta in un luogo votato alla cura, dove si entra malati (e stremati di Tbc) e si esce dopo molto tempo rimessi quasi a nuovo.
E' così forte il contrasto fra un posto nato per “ridare la vita” e lo spettro che invece mi appare, fra muri crollati , vetri rotti, porte divelte, grondaie a penzoloni.
Mi domando il perchè di tale sfacelo, l'analogia con il Grand Hotel Campo dei Fiori, capolavoro liberty del Sommaruga è praticamente automatico. Un destino quasi comune per dei luoghi che nel loro tempo furono di sfavillante fulgore, che poi di colpo vengono condannati ad un destino infausto per ragioni di mero opportunismo economico. Sembra quasi una maledizione del “liberty”, lo stile floreale, della Belle Epoque, che nasce per brillare come una stella ma che poi diventa una meteora. Perchè la storia ci ha consegnato intatti capolavori dell'antichità ed invece si accanisce in maniera così vigliacca su quelli del nostro passato più recente? Per quale motivo gli abitanti di quella zona, che sono cresciuti, hanno lavorato, socializzato e talvolta vissuto nel sanatorio, ad un certo punto, dopo la sua chiusura gli si sono accaniti contro con così tanta ferocia, devastandolo e depredandolo con una cattiveria inaudita? Cosa dovrebbero pensare quelle persone che si misero in gioco con tutta l'energia di cui erano capaci, per costruire e gestire una struttura che ancora adesso sarebbe un esempio di autosufficienza, per meritarsi questo?
Ho cercato in rete la storia della genesi di quel Sanatorio, e l'ho trovata una storia di Eroi di altri tempi, di medici pervasi dalla preoccupazione di portare aiuto e sollievo ai malati, coraggiosi abbastanza da scontrarsi con coloro che non volevano vendere i terreni al construendo sanatorio per paura delle malattie; qualcosa di ben diverso dalle Baronie della medicina a cui siamo abituati adesso, che operano in un turbine di scandali e fallimenti ad orologeria.
Ho voluto provare ad entrare per scattare qualche foto, nel magnifico padiglione d'ingresso dell'Umberto I, che con le sue vetrate (rotte) si affacciava su un panorama delle Orobie veramente mozzafiato, ho visto le salette con le cabine telefoniche che mi hanno riportato ai tempi della naja, ho poi voluto scendere le scale per andare nel grande teatro dove ancora ci sono le poltroncine di legno da cinema, scomode come non mai, che ho ben chiare nei miei ricordi di ragazzino.
Effettivamente quel posto è magico, anche se ormai ridotto in rovina trasmette una sensazione di “vita”, vita “desiderata”, vita “ridonata”, vita “sociale”, vita “operosa”, vita che “non fugge via”, ma che si aggrappa con le unghie anche al più flebile dei respiri.
Quanta bontà è si è vissuta li dentro, quanto sacrificio, quanta speranza, quanta dedizione.
Quello non è un rudere, quello è un “tempio dei buoni sentimenti”, quelli non sono sassi, mura, vetri e ferri, non è un posto inanimato, ma è un ambiente che trasuda vita, pur nella sua disgraziata condizione. E' ancora un sanatorio, non più per il corpo ma per lo spirito, sta alla sensibilità di chi calpesta quel suolo, coglierne la vera essenza.
La mia speranza è che qualcuno si prenda a cuore quel meraviglioso posto e lo riconsegni alla sua primitiva funzione e se così non fosse, che almeno si recuperino i bellissimi fabbricati che ridotti così sono un oltraggio alla memoria degli Eroi che lo hanno voluto: ovvero il Dr Francesco Gatti (luminare del tempo), il Dr Linneo Corti (il medico condotto di Tresivio) e degli Architetti Brioschi e Giachi che lo progettarono disinteressatamente (adesso si direbbe GRATIS!).
Devo riconoscerlo, Prasomaso per questo motivo è “magico”

6 commenti:

  1. Ciao, ho letto casualmente il tuo bell'articolo su ciò che rimane del sanatorio di Prasomaso e ne condivido pienamente il contenuto.Faccio parte della numerosa popolazione che ha soggiornato lassù nel corso degli anni e che ne è uscita nella maggior parte dei casi completamente rigenerata!Certo, non ha tutti è andata per il meglio, però Praso ha ridato speranza a molte generazioni di giovani e meno giovani. E ora vedere che lassù tutto muore nell'indifferenza di tutti, fa molto male ancora adesso a distanza di anni!. Se vuoi venirci a trovare nel nostro sito "Prasomaso.it" oppure sul gruppo facebook, sarà un piacere leggerti! Un grazie per ciò che hai scritto e un abbraccio, Ambrogio. P.S. spero non ti dispiaccia se mi son permesso di condividere l'articolo sul profilo di fb

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  2. Ciao, sono di nuovo io:ieri sera, la lettura del tuo interessante articolo su Prasomaso mi ha dato una tale emozione da spingermi, sconsideratamente, a pubblicarlo sul profilo di fb senza chiederti una previa autorizzazione e venendo così meno al rispetto della tua privacy. Di questo ti chiedo scusa, e ho già provveduto ad eliminare il link. Son certo però, che anche agli altri ex ""Prasomasiani" farebbe piacere leggere le tue belle e veritiere parole con cui hai descritto la realtà di quel luogo che ancora vive nei nostri più o meno piacevoli ricordi! Un affettuoso saluto, Ambrogio

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    1. Grazie Ambrogio ma non devi sentirti in obbligo di richiedermi nessuna autorizzazione per condividere questo post. Le emozioni che ho vissuto girovagando lì dentro sono state talmente forti non non mi sono sentito di tenerle solo per me. Avevo già visto il sito di Prasomaso.it che è molto bello e completo.
      Quel giorno ho fatto molti scatti, vedrò di metterli presto in linea su Flick'r.
      Chissà che un giorno non ci si becchi da quelle parti
      Marco

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  3. Signor l-marco,
    grazie alla segnalazione di Ambrogio che ha già scritto qui prima di me, ho letto il suo brano avvolto da un’aura passionale, pervaso da una forma di attrazione nei confronti di un immobile graziato da uno stile architettonico impeccabile, ricco tutt’oggi di fascino pur nella sua oggettiva decadenza.
    Lei scivola indietro nel tempo con l’ausilio della fantasia e si immagina quello che non può vedere. E che non può sapere. Mi dispiace sporcare le immagini evocate in lei da quei sublimi resti liberty purtroppo ora abbandonati al degrado, ma ritengo doveroso esprimere la mia testimonianza, nel rispetto di coloro che come me all’interno di quelle forme architettoniche suadenti hanno provato orrore, malinconia, abbruttimento, profonda tristezza ed emarginazione. E sono guariti solo perché, alla luce di quello che la scienza medica afferma oggi, sarebbero guariti comunque.
    Signor l-marco, quel luogo a me non sembrava affatto magico, ma nefasto, spettrale, malvagio, dove qualsiasi manifestazione vitale veniva soffocata da dogmi cattolici rigidi e crudeli, dove qualche medico si permettevano di toccare i corpi acerbi delle adolescenti senza alcunché rischiare, dove i sentimenti dei più piccoli venivano trascurati o addirittura puniti. Quel posto non ha mai trasmesso a me “sensazione di vita desiderata, che non fugge via ma si aggrappa al più flebile respiro”. E’ una frase pregna di romanticismo, ma io che ho vissuto fra quelle mura non posso compiacermi del suo effetto letterario e non posso condividerla. Quel posto ha trasmesso a me sensazione di paura, di angoscia, di vita che fugge via e che non torna più, vita che si frantuma fra flebili respiri e ancor più flebili speranze. Questa, signor l-marco è solo la mia testimonianza, so che qualcuno se l’è cavata meglio, ma fosse anche solo per pochi o per uno solo, quell’unico merita, almeno oggi, rispetto per ciò che ha subito, per quella bontà, quella speranza e quella dedizione che tra i fasti architettonici, forse ha cercato, ma non ha trovato mai.
    sandra locatelli

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  4. La ringrazio della sua testimonianza innanzitutto. Prasomaso ho iniziato a conoscerlo anni fa evocato da amici che hanno lì la loro casa delle vacanze da molti anni. Loro mi hanno riportato diverse testimonianze mentre altre le ho trovate in linea girovagando su internet. E' inevitabile che come in tutte le case di cura, alcune esperienze siano state positive mentre altre molto negative. Io di sicuro non ero lì mentre accadevano; mi dispiaccio molto della sua esperienza, vissuta in momenti molto diversi e con persone molto diverse da quelle che intrapresero la costruzione di quel sanatorio. Non credo che il Dr Gatti sarebbe molto contento nel leggere la Sua sofferta testimonianza, che è così distante dagli ideali che lo pervasero e lo portarono a cimentarsi in un impresa così grande. Come spesso accade nel nostro paese si chiudono strutture non tanto perchè siano inutili, ma quanto perchè, chi di dovere, non è capace o non ha le competenze per gestirle come meglio si dovrebbe.
    Ribadisco che mi dispiace davvero di quanto le è accaduto, ma le emozioni che ho vissuto ho voluto condividerle perchè non riuscivo a trattenerle dentro. Io ho dipinto un acquarello e Lei mi ha mostrato una foto in bianco e nero a tinte forti, nessuno di noi due ha avuto remore nel trasmettere ciò che aveva dentro.
    Dico solo che il Dr Gatti e il Dr Corti, ebbero una felice intuizione e diedero tutta l'energia che avevano in corpo per realizzarla.
    Di sicuro uomini così non ne vedremo più per un pò, sapendo che i primi ad essere dispiaciuti per la Sua dolorosa esperienza sono proprio loro.
    Marco Introini

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  5. Qualsiasi forma artistica,acquerello o foto b/n a tinte forti (così come ha definito lei), è valido strumento per produrre opere che possono assumere valori diversi e diversamente interpretabili. Oggettivamente, invece, si può affermare che lei ha lavorato con la fantasia e io con la realtà.
    Non entro in merito alle nobili intenzioni di due medici Gatti/Corti, che non ho mai conosciuto.
    La ringrazio per la risposta.
    sandra locatelli

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