martedì 18 settembre 2012

Correndo all'alba

Qualcuno penserà che sono un pò naif o addirittura bohemien, ma a me per esser contento basta poco, o meglio, basta quello che altri considerano poco, ma che per me è tanto.
La fiaccolata del mio sci club, come al solito mi porta alla terrazza del Mosè al Sacro Monte di Varese alle prime luci dell'alba.
Anche se siamo reduci da una caldissima estate, fa già freschino la mattina, cosi sopra magliettina e shorts, ci vuole un leggero pile.
Lo spettacolo però che si apre davanti agli occhi ancora assonnati è però una meraviglia come poche, i primi raggi di sole incorniciano la provincia di Varese, quella provincia che qualche stolto vorrebbe cancellare con un colpo di spugna solo per fare una ripicca allo sbruffone col sigaro, così come se decenni di storia non contassero più nulla davanti al presunto risparmio di denari dei contribuenti (tutto da dimostrare).
Si vedono ancora come puntini, le luci che vanno da Brunate, al grande fabbricato del Seminario di Venegono per poi scendere verso Gallarate e Busto.
La via Sacra è li che mi aspetta,si accende la fiaccola nella Basilica di Santa Maria del Monte,benedizione,  foto di rito, e poi via , giù a rotta di collo per il selciato.
La luce viva della fiaccola fa ancora in tempo ad illuminare le foglie delle piante, si sente solo l'arietta leggera il il tonfo delle mie Nike sui sassi, silenzio, tranquillità assoluta e sublime, nessun rumore della città; così una curva, poi un altra, poi il primo rumore è il tranquillo vociare di un gruppone di pellegrini, che con le torce mi vengono incontro recitando il rosario, poi via ancora più giù, una curva poi un altra ed i polpacci che iniziano a friggere per lo sforzo; se penso che per quella via sono saliti con le carriole per costruire la Cappelle, il mio sforzo per quanto intenso, sembra ridicolo al confronto.
E intanto scendo, scendo ancora, incrociando pochi pellegrini che già a quell'ora affrontano la salita, vedo la prima cappella e non degno nemmeno di uno sguardo il Guttuso che rimane alle mie spalle, forse perché quell'opera sia a me che a molti varesini, non è mai entrata nel cuore, così forte, cosi stridente in quel contesto, così "acrilica" come dicono in tanti, sicuramente messa altrove avrebbe avuto più apprezzamenti e più attenzioni. . . . messa lì. . .lascia più che altro delle perplessità in chi la osserva.
Da lì alla prima cappella però il passo è breve e ci si avvicina al primo cambio, finiscono i ciottoli ed inizia l'asfalto, la magia finisce, l'incantesimo si rompe; le prime auto che salgono dal curvone mi ricordano che si torna nel contemporaneo, nel solito casino quotidiano, che chi ha costruito la Via Sacra secoli prima, nemmeno avrebbe immaginato.
Ora si corre,si va via veloci verso Gallarate, ma col cuore colmo di un emozione.
"Colma il tuo cor d'un palpito, ineffabile, vero, d'amor; e chiama poi quell'estasi, natura, amor, mistero, vita, Dio" (A Boito).
Quello è il palpito che ti mette la forza nelle gambe e l'aria nei polmoni, quello è ciò che ti rende la vita bella da vivere.

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