giovedì 13 settembre 2012

le origini della Crisi

Un paio di anni fa, incontrai un professore dell'Università Cattolica per delle docenze in ambito associativo. Al termine della nostra conversazione gli chiesi quale fosse la sua idea sulla crisi che iniziava a farsi sentire in maniera piuttosto pesante, la sua risposta , la trovo ben evidenziata in questi due articoli di cui allego la sintesi. Non sono un economista, ma la spiegazione non fa una grinza.

Nel New York Post , Charlie Gasparino coglie l'occasione per ricordare a tutti che i semi del nostro malessere economico sono stati piantati durante gli anni di Clinton.
Fondamentalmente sotto l'era Clinton davvero cominciò a crescere la bolla immobiliare, che rilasciò quantità epiche di sofferenze.
La storia che Gasparino racconta è fondamentalmente : il liberale Bill Clinton pensava di poter usare il Governo per dare a tutti una casa e naturalmente questo finì in un disastro.
Gasparino cita in particolare la controverisa del Community Reinvestment Act, uno spauracchio popolare conservatore.
       "Come fu possibile? Attraverso la rigorosa applicazione di mandati abitativi come il Community Reinvestment Act, e spronando giganti dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac per fare prestiti a persone con basso rating (e acquistando crediti che erano stati fatti dalle banche e, più tardi, da "innovatori" come Countrywide).Il Dipartimento di Housing dettava le regole ai colossi dei mutui, che furono quindi costretti poi a recuperare fondi da destinare a copertura dei crediti ad alto rischio di insolvenza."
Ma non solo, in questo articolo di Joe Weisenthal si va oltre.


Nel sottoscrivere l’ordine del giorno dei repubblicani per la deregolamentazione del settore finanziario, capovolgendo le misure di garanzia del New Deal, il presidente Clinton ha perseguito politiche che a lungo andare hanno creato più danni all’economia americana di qualsiasi altro presidente nella storia degli Stati Uniti, a parte Herbert Hoover, il cui mandato è stato collegato alla Grande Depressione. ......
......  Fu Clinton che firmò la legge che capovolse il Glass-Steagall Act, il gioiello legislativo dell’Amministrazione di Franklin D. Roosevelt, progettato per impedire che le istituzioni finanziarie diventassero così grandi da fallire. Con la firma del Financial Services Modernization Act, che ha rotto il muro tra alta mortalità delle società di Wall Street e le banche di investimento al consumo, portandogli i risparmi della gente comune. Così se ne uscì Clinton nel 1999: «In sette anni abbiamo cercato di modernizzare l’economia … E oggi quello che stiamo facendo è la modernizzazione del settore dei servizi finanziari, abbattendo quelle leggi antiquate e concedendo nuovamente alle banche importanti, la loro autorevolezza». 
Il primo beneficiario di quella legge fu Citigroup, una società che fu il risultato di una fusione che sarebbe stata vietata dal Glass-Steagall Act. Dopo aver firmato la legge, Clinton consegnò una delle penne che aveva usato ad un raggiante Sandy Weill, futuro Amministratore Delegato di Citigroup, un caro amico e un sostenitore finanziario del presidente. Il segretario al Tesoro di Clinton, Robert Rubin, andò poi a fare per 15 milioni di dollari all’anno il manager in Citigroup, e si trovava in una posizione chiave quando la banca produsse quei pacchetti tossici di derivati ​​che l’avrebbero costretta a dichiarare bancarotta se i contribuenti statunitensi non l’avessero salvata.......
.........Un anno dopo, un paragrafo di quella stessa legge fu modificato dal Commodity Futures Modernization Act, che lo stesso Clinton firmò, e che esentava dal rispetto delle regole tutte le obbligazioni dei derivati e i credit default swap, che si sarebbero rivelati poi altamente tossici. Quella normativa portò all’esplosione del mercato non regolamentato dei mutui basati su strumenti finanziari, la principale fonte di malversazione del settore finanziario di cui Clinton si lamenta oggi. 
Nelle sue memorie, Clinton rende omaggio a Rubin come «uno dei migliori e più importanti segretari del Tesoro dai tempi di Alexander Hamilton». E’ stato scritto che nel 2004 Rubin, che era arrivato da Clinton da posizioni di rilievo nella Goldman Sachs, e si era trasferito poi in Citigroup, poteva essere già chiaramente identificato come qualcuno che aveva approfittato fortemente dei crediti ottenuti lavorando con Clinton per le politiche che aveva promosso in quel periodo. 
Battendo tutti i record, l’ex presidente Clinton ha rimosso in maniera profonda le sue responsabilità nella realizzazione del misfatto. Nel suo libro di memorie di mille pagine non vi è alcun riferimento alla liberalizzazione radicale dell’economia di cui si è reso artefice. Come dimostra con suo articolo su Newsweek, l’uomo è convinto che non ci siano problemi o contraddizioni da parte sua, e che il resto sia semplice chiacchericcio. Purtroppo, potrebbe avere ragione. [ L’articolo è stato pubblicato su diversi siti americani: The Huffington Post, The Nation, Truthdig.  Robert Scheeer è corrispondente e opinionista del Los Angeles Times ed autore di ‘The Great American Stickup: How Reagan Republicans and Clinton Democrats Enriched Wall Street While Mugging Main Street‘ (Nation Books) e ‘The Pornography of Power’.]

Qui invece un pò di dati 

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household debt






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