mercoledì 31 ottobre 2012

Riordino Provincie

Con riferimento alla procedura di riordino delle Amministrazioni Provinciali, avviata dal d.l. 95 del 7 luglio 2012,  il Consiglio dei Ministri riunito questa mattina ha approvato il decreto legge di riforma. Per le sole Regioni a statuto ordinario è prevista la riduzione dalle attuali 86 a 51 Province (comprese le 10 Città Metropolitane). Secondo il provvedimento varato dal Governo la Lombardia si riorganizza in sette province: Milano-Monza-Brianza; Varese-Como-Lecco; Sondrio; Bergamo; Brescia; Mantova-Cremona-Lodi; Pavia. I Ministri dell’Interno e della Funzione Pubblica hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa che la riforma sarà a regime a partire dal 1° gennaio 2014. Nel frattempo, già a partire dal prossimo 1° gennaio 2013 tutte le Giunte provinciali saranno soppresse con contestuale possibilità per il Presidente di delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 Consiglieri provinciali. Tale ridisegno non tiene conto né dell’ipotesi di riordino formulata dal Consiglio delle Autonomie Locali della Lombardia lo scorso 2 ottobre, né di quanto deliberato il 22 ottobre dalla Giunta Regionale, che aveva avanzato al Governo la richiesta di mantenere immutato l’assetto vigente.
Vedremo con questo riassetto chi ci guadagnerà . . .i cittadini?  ....le Imprese? ...  o forse lo Stato?

E comunque, al di là di tutto,  secondo me questo riordino è incostituzionale, in quanto il Governo non sta tenendo conto delle indicazioni delle autorità locali come invece stabilito da questo articolo della costituzione:
Art. 133.
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell'ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

martedì 16 ottobre 2012

Milàn l'è un gran Milàn


Cliccando sulle foto vedrete una bellissima galleria fotografica con una Milano di altri tempi.


I Bagni di Diana, 1906 Kursaal & Hotel Diana Corso Venezia, 1905 circa- da sinistra, i Palazzi Silvestri, Fontana e Arese viale Vittorio Veneto chiamato precedentemente viale Venezia Viale Piave nell'agosto 1943 dopo uno dei bombardamenti, con la gente che scappa via da Milano con ogni mezzo. Salone di palazzo Bolagnos Visconti durante un ballo dei primi del '900 Giardini Pubblici noleggio automobiline anni 50 il viadotto di corso Buenos Aires abbattuto nel 1934 Sant'Ambrogio nel '43 dopo i bombardamenti



A disen la cansun la nass a Napoli,
e certamen g'han minga tutti i tort.
Surriento, Margellina tutt'i popoli
i avran cantà almé un milliun de volt.
Mi speri che se offenderà nissun
se parlom un cicin anca de num.
O mia bela Madunina, che te brillet de luntan,
tuta d'ora e picinina, ti te dominet Milan.
Sota a ti se viv la vita, se sta mai cui man in man.
Canten tutt "luntan de Napoli se moeur",
ma po' i vegnen chi a Milan.
Ades ghè la cansun de Roma magica,
de Nina, er Cupolone e Rugantin;
se sbaten in del Tever, roba tragica,
esageren, me par, un cicinin.
Sperem che vegna minga la mania
de metes a cantà "Malano mia".
O mia bela Madunina, che te brillet de luntan,
tuta d'ora e picinina, ti te dominet Milan.
Si vegnì sensa paura, num ves lungarem la man.
Tutt el mond a l'è paes, e semm d'accord,
ma Milan, l'è on gran Milan

Oh mia bela Madunina  è una canzone composta in parole e musica da Giovanni D'Anzi nel 1935.

domenica 14 ottobre 2012

il lancio di Felix Baumgartner

Guarda il formidabile lancio di Baumgartner, un uomo che, per dirla come gli atleti, ha spostato in su l'asticella di parecchio.
L'uomo è ancora padrone sulla tecnologia, perché se è vero che era scientificamente possibile questa impresa, trovare un pazzo con degli attributi così era qualcosa in apparenza impossibile. Quello che ha fatto è importantissimo perché rimette l'uomo al centro delle dinamiche: negli ultimi decenni specie nelle imprese aerospaziali, la parte dominante degli esperimenti era data dal mezzo con cui veniva compiuta. Anche nel quotidiano ci accorgiamo spesso che la tecnologia supera e domina le attività degli esseri umani. vinci se il mezzo che ti supporta è vincente. Qui l'uomo torna ad essere al centro dell'attenzione e si riequilibra un trend che dava automaticamente le "macchine" come vincenti. Anche per questo Baumgartner è un grande. Se poi avessi un centesimo dei suoi "attributi" sarei un uomo felice :-))
Bravo Felix. Stima immensa!








coppa auto storiche mxp nord Le foto

Eccellente risultato per questa prima edizione , nonostante le non buone condizioni meteo.

Da coppa auto storiche mxp nord

Cliccare sull'immagine per accedere alla Gallery

Da coppa auto storiche mxp nord

sabato 13 ottobre 2012

Prasomaso

Cliccando sulle immagini si accede alla fotogallery di Prasomaso


Prasomaso


Prasomaso

Lo sci e la libertà

Sciare mi rende felice, anche per Josh Dueck è così.


La storia del video, è quella di Josh Dueck, un professional freeskier che dopo un errore su un salto è rimasto paralizzato dalla cintola in giù.
Josh non si è perso d’animo, con la convinzione che “skiing is everything, Skiing is freedom” ed è tornato a fare quello per cui secondo Josh vale la pena di vivere.


mercoledì 10 ottobre 2012

Furioso Orlando




Dirò d’Orlando in un medesimo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d’uom che sì saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m’ha fatto,
che ’l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.



Interessante rilettura dell'opera di Ludovico Ariosto, quella che ho visto ieri sera in scena interpretata da Stefano Accorsi.
Sicuramente atipica, non certo struggente, ma nel contempo originale. Accorsi è brillante, ha una bella voce e una bella presenza, ma secondo me non ha ancora fra i suoi atout, una maturità che non deve necessariamente essere anagrafica.
Brava la sua compagna di scena, versatile e poliedrica ma con un accento francese talmente forte ed ancor più fortemente accentuato, da risultare oltremodo fastidioso all'ascolto.
Un opera in versi dovrebbe suonare nella recitazione, in modo quasi musicale, invece con questi inframmezzi femminili in italiano stentato, diventa stridente come lo sferragliare di  un tram sulle rotaie.
Unica nota stonata di uno spettacolo pur sempre gradevole nel suo insieme, che ha il pregio di rinnovare nelle nostre memorie, i bellissimi versi dell'Ariosto.



Era come un liquor suttile e molle,
atto a esalar, se non si tien ben chiuso;
e si vedea raccolto in varie ampolle,
qual più, qual men capace, atte a quell’uso.
Quella è maggior di tutte, in che del folle
signor d’Anglante era il gran senno infuso;
e fu da l’altre conosciuta, quando
avea scritto di fuor: Senno d’Orlando.




Orticolario 2012



A spasso per l'ultima splendida edizione di Orticolario, svoltasi domenica 7/10/2012
Splendido video dell'amico Walter Bassani

giovedì 4 ottobre 2012

Il Vangelo secondo Gesù Cristo

Uno dei miei libri preferiti è sicuramente  "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" di Jose Saramago, Nobel 1998.

Si può essere credenti o non credenti, certo è che il Gesù che ne scaturisce, è davvero tanto simile a noi con i nostri pregi e le nostre debolezze; mi risulta tanto tanto più simpatico e vicino di quanto non ce lo racconti la Bibbia, il fatto poi che il libro sia un romanzo poco importa, un ateo potrebbe ribattere che anche la Bibbia potrebbe esserlo.

José Saramago 2Forse, se fosse stato ancora vivo, lo scrittore portoghese avrebbe ripetuto le parole che pronunciò sul brasiliano “O Globo” dopo l’ennesimo attacco della Santa Sede al suo Vangelo: «Il Vaticano non deve pronunciarsi sui meriti letterari di chicchessia. Io non appartengo alla Chiesa, non sono credente, il mio lavoro è il mio lavoro. Ci sono molte cose delle quali il Vaticano dovrebbe preoccuparsi. Cose per le quali potrebbe avere un’azione benefica, e invece non ne ha nessuna». E specificò di non criticare il credo o la fede, ma «l’amministrazione della fede». 

“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” – definito a suo tempo dalla rivista del gesuiti “Civiltà cattolica” un libro kitsch – partiva dall’assunto dell’inesistenza di Dio e che «la sua invenzione» fosse parte «della follia umana, quella follia che nel mondo aumenta ogni giorno e fa dell’uomo l’unico essere irrazionale della terra, l’unico che usa la ragione per fare il lavoro della morte». «La storia della religione – spiegò lo scrittore motivando il libro – è una storia di sofferenza e anche se si parla di Dio per il suo amore e la sua misericordia, nel suo nome gli uomini hanno negato ogni amore e compassione: questo volevo raccontare nel “Vangelo secondo Gesù”», e se tutto quello che non ripete il dogma dei cattolici è una bestemmia, allora questo libro è senza dubbio blasfemo». 

Il libro, liberamente ispirato alla sua vita, descriveva Cristo come un uomo sensibile pieno di debolezze – tra le quali l’attrazione carnale per Maria Maddalena – e di virtù che non riesce a gestire in piena autonomia. Il mite Gesù è contrapposto da Saramago a Dio, suo padre per «improvvisi bisogni sessuali», un vero e proprio pazzo sanguinario alleato del Diavolo che usa l’inconsapevole figlio per accrescere il proprio potere sulla terra. 


. . . . .donne nude e mostri spaventosi, creature aberranti, lussuria e paura, ecco le armi con cui il Demonio tenta le povere vite degli uomini . . . .mi sono limitato a prendere ciò che Dion non ha voluto,la carne.con la sua gioia e la sua tristezza, la gioventu e la vecchiaia, la freschezza ed il marciume,non è vero che la paura sia una mia arma,non ricordo di essere stato io ad inventare il peccato ed il suo castigo, e la paura che lo accompanga sempre. Taci disse Dio spazientito,il peccato ed il Diavolo sono i due nomi della stessa cosa, che cosa, domandò Gesù?, la mia assenza,e l'assenza di te, a che cosa si deve, al fatto che ti sia ritirato tu o che si siano allontananti da te; Io non mi ritiro mai, ma consenti che ti abbandonino, Chi mi abbandona mi cerca, e se non ti trovala colpa ormai si sa è del Diavolo. . . .

Quest'ultimo paragrafo l'ho tratto dalla discussione che hanno Dio Padre, Gesù ed il Diavolo sulla barca nel lago di Tiberiade, giusto per fare capire quanto sia avvincente il testo; per quanto la scrittura di Saramago non sia semplice da intendersi poiché usa solo punti e virgole  per separare le frasi dette dell'uno o dall'altro, il tutto in lunghissimi periodi.  Ciò richiede una altissima concentrazione durante la lettura, ma le pagine di questo dialogo,  da sole valgono il Nobel che l'autore si è meritato.
Lascio ancora qualche aforisma tratto dal libro per convincervi ancora di più alla lettura



Il Bene e il Male non esistono in se stessi, ciascuno di essi è solo l'assenza dell'altro.

Forse i sogni sono i ricordi che l'anima ha del corpo.

Il destino è uno scrigno come altri non ne esistono, aperto e contemporaneamente chiuso, si guarda dentro e si può vedere quanto è successo, la vita passata, destino ormai compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si ottiene niente, solo qualche presentimento, qualche intuizione.

Il sogno è quel pensiero che non si è avuto nel momento in cui era necessario.

Se daremo tempo al tempo, arriverà sempre il giorno in cui la verità diventerà menzogna e la menzogna si trasformerà in verità.

Capita spesso che non facciamo le domande perché non saremmo ancora pronti per udire le risposte, o semplicemente perché ne avremmo paura.

Un albero geme se lo tagliano, un cane guaisce se lo picchiano, un uomo cresce se lo offendono.

Le parole degli uomini sono come ombre, e le ombre non potrebbero mai spiegare la luce, fra le ombre e la luce c'è e si frappone il corpo opaco che le genera.

Nessuno ha compiuto tanti peccati in vita da meritare di morire due volte.

mercoledì 3 ottobre 2012

Too darn hot






Kiss Me Kate!
Per me, appassionato melomane,  fu una sorpresa, qualche anno fa in una frizzantina serata a Milano, imbattermi in questo meraviglioso Musical di Cole Porter.
Il Musical è liberamente ispirato alla Bisbetica Domata di Shakespeare di cui ne riprende la trama, aggiornata però all'America degli anni 30, fra Gangsters & pupe.
La serata era all'Auditorium di Corso Gottardo/Largo Mahler e sul podio, c'era uno schioppettante Wayne Marshall, a dirigere la talentuosissima orchestra Verdi. Godevo come un pazzo con questa musica, seguendo il tempo con mani e piedi.. . .impossibile stare fermi, così come gli orchestrali che mi sembravano alquanto divertiti ed elettrizzati da questa inebriantissima musica.
Questa versione scenicamente bellissima non trasmette però quella straripante scarica di energia di quella sera, prendiamola con beneficio di inventario.


The Story of Cappuccett Red

Per chi conosc' l'inglès 

THE BELLISSIM STORY OF CAPPUCCETT RED

 One mattin her mamma dissed: "Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!".
Cappuccett didn't capish very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she Incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! 'Ndove do you go?"
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills", she dissed.
"Ah, mannagg 'a Maruschella (maybe an expression com: what a cul that had) dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc.
And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry."
And the lup went away, but not very away, but to the nonn's House.
Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest.
The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and after saluting the nonn, magned her in a boccon.
Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night beret and fikked himself in the let.
When Cappuccett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered.
But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord?) dissed: "But nonn, why do you stay in let?".
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!".
"Oh, poor nonn!", said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn't she?), then she dissed: "But...what big okks you have!! Do you bisogn some collir?".
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl", dissed the nonn-lup.
Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: "But what Big oreks you have! Do you have the Orekkions?".
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better".
And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents you have!".
And the lup, at this point dissed: "It is to magn you better!".
And magned really tutt quant the poor little girl. But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciatore of frod sented all and dissed: "Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds". And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup. Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds.
The nonn magned tutt the leccornies that were in the cest.
And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!). :D

martedì 2 ottobre 2012

lunedì 1 ottobre 2012

Le autonomie locali ed il populismo spicciolo

Negli ultimi anni, la distanza fra cittadini ed istituzioni, per tutta una serie di motivi sociopolitici, è andata via via aumentando.
Il continuo emergere di scandali, privilegi iniqui e stipendi stellari, ben miscelato a droga, sesso e tangenti, ha portato al continuo aumento del gap fra società civile e mondo della politica, senza che nessuno, a partire dal Presidente della Repubblica, abbia almeno abbozzato un tentativo di limitare i danni. Dire che il Presidente sia il custode della Costituzione e non il responsabile della tenuta del Paese, per me è un pò poco.
Al di la di ciò, in questo frangente il Governo tecnico che ormai ha dato prova di essere più l'espressione delle oligarchie economiche, piuttosto che del popolo italiano che fa? Aumenta ancora di più questo gap passando ad una riforma delle autonomie locali.
la situazione attuale
Riforma che a mio modesto parere è più di facciata che di sostanza e che sancisce, semmai ce ne fosse bisogno, il fallimento totale del federalismo propugnato e strombazzato allegramente in tutti questi anni, che, condito di appelli al decentramento amministrativo ed alla sussidiarietà,  se ne va una volta per tutte a farsi benedire.
Che nel pieno di una crisi economica di impronta recessiva, si sentisse il bisogno di disorientare cittadini ed imprese, con ridefinizione di comuni e provincie, di ambiti territoriali e di competenze, dando vita all'ennesimo "casino" normativo tutto italiano, beh onestamente se ne poteva fare proprio a meno.
Se i padri della nostra Repubblica (di cultura e spessore morale ben diverso dall'attuale classe politica italiana) hanno fatto queste scelte,è perchè vedevano nel rapporto stato-cittadino un valore importante da preservare e migliorare nel tempo.
gli accorpamenti previsti
Creare macro provincie o aree metropolitane, equivale a ridurre la rappresentatività dei cittadini e delle imprese di molti punti, ci si trova ad essere relegati a dei numeri di codice fiscale o partita Iva, che ben poco possono interagire con chi li governa; casomai tocca solo subire.
La strategia secondo me doveva necessariamente essere diversa, e sicuramente più semplice da applicare, ovvero eliminare tutti i doppioni e l'accavallamento di competenze, affidando ambiti ben precisi a Provincie e Regioni, snellire i Consigli, riducendoli drasticamente di numero, eliminando commissioni e soprattutto imponendo dei limiti ferrei a stipendi e rimborsi per politici e dirigenti (2000/2500 euro al mese non sono forse più che sufficienti?). Una cura dimagrante anche al personale (da non rimpiazzare al pensionamento, nelle stesse entità) e un maggior ricorso all'informatizzazione (e soprattutto l'eliminazione di iter burocratici obsoleti, inutili e di stampo borbonico)  avrebbe permesso di ottenere un miglior risultato con minore fatica.
Invece adesso le istituzioni litigano, i comuni si strangolano con il patto di stabilità, i cittadini ricevono un pessimo servizio e si rendono conto sempre di più che contano sempre di meno.
Vedremo alle prossime elezioni quanto scelte così inique e così dolorose, peseranno sull'elettorato attivo.
Nel frattempo avremo i populisti che potranno invocare a gran voce, la chiusura delle Provincie e delle Regioni, non rendendosi conto che quelle che sono state delle grandi conquiste, che vanno quindi preservate e mantenute, non hanno niente a che spartire con i "carrozzoni" che sono diventate nel tempo.
La cura dimagrante va fatta nelle "strutture amministrative" non nel numero delle sedi!

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