giovedì 10 ottobre 2013

Distretti del commercio, servono si o no?

Ciclicamente e puntuale come le tasse la domanda ricorre, più per il fatto che qualcuno non ha ancora capito  come siano costituiti e se possono o meno essere un centro di potere.
Mi sforzerò di essere didascalico anche se non è nella mia natura e non è detto che il risultato valga lo sforzo. . .però ci provo lo stesso.
1) "uno per tutti e tutti per uno", questa è la filosofia di base. Ovvero unire gli sforzi di pubblico e privato per fare insieme quello che altrimenti riuscirebbe male (o con troppo sforzo) fatto individualmente.
2) perchè? Perchè quando le risorse sono poche e la coperta è corta, bisogna sfruttare tutto al meglio con le economie di sistema, evitando le duplicazioni.
3) "cui Prodest", a chi giova tutto ciò? Al tessuto economico che riesce a crescere in armonia, alle città che riscoprono il ruolo sociale del commercio che si era perso strada facendo con l'avvento degli Shopping Mall, ai cittadini, che quindi riscoprono le città più vive
4) servono i bandi che erogano risorse? si anche se non bisogna esserne schiavi, le risorse regionali e camerali non vanno usate alla stregua di un Bancomat, ma devono semplicemente essere un volano per facilitare e consolidare le buone pratiche, poi sia gli imprenditori che le pubbliche amministrazioni, è giusto che ci mettano del loro. L'assistenzialismo non ha mai fatto bene a nessuno.
5) I nostri Distretti scimmiottano le esperienze dei BID all'estero? No, in sei anni siamo stati capaci di adattare quello che nelle esperienze estere, ci sembrava più utile, adattandolo alla mentalità italiana, sia imprenditoriale che politica, è costato fatica è vero . . .ma poteva andare peggio
6) I distretti devono solo occuparsi di eventi? No, non è la loro utilità anche se è una delle funzioni cardine, quella di migliorare l'attrattività dei centri urbani; devono perlopiù costituire un momento di confronto e mutuo scambio di esperienze fra pubblico e privato per migliorare l'offerta commerciale e migliorare la qualità della vita degli utenti.
7) Governance, va bene così! Un equo fifty fifty fra politica ed economia, senza la prevaricazione dell'una o dell'altra parte, "in medio stat virtus" diceva Aristotele nell'Etica Nicomachea.
 8) i Manager servono? Si, devono essere i facilitatori fra i "bisogni" e la perfida macchina burocratica di stampo borbonico che ancora impera nelle PPAA; non devono essere un trampolino per la politica, i Manager devono lavorare sottotraccia e per conseguire gli obiettivi con il minore sforzo possibile ed assicurando il massimo della condivisione.
9) Tassa di scopo? Dico che secondo me potrebbe essere utile, ma non inventandone una nuova come all'estero, ma semplicemente destinando e vincolando una quota del gettito fiscale prodotto dalla imprese del Distretto, trovo giusto che la PPAA reinvesta sul territorio una quota di ciò che il territorio produce. E' una questione di principio e metterebbe fine alla free ridership dei soliti noti, che spremono il business come un limone in antitesi ad imprenditori che invece hanno un approccio etico agli affari.
10) e poi mi taccio, servono a fare "rete" sul territorio. Reti di imprese e reti di Distretti, rappresentano il futuro per gli imprenditori che non potranno mai più pensare di giocare una partita da soli. Il mondo economico gira a folle velocità e le sfide sono sempre più difficili e sempre più ardue.
La prossima partita si gioca sull'e-commerce nelle sue  forme più evolute, che sposterà il "centro" degli acquisti , non nei luoghi preposti per esserlo, ma sulle persone, che acquisteranno e sceglieranno da casa a da dove fa comodo a loro, quello che è il prodotto o il servizio di loro interesse. La vendita di impulso lascerà il posto all'esperienza di acquisto. Siamo tutti pronti a questa sfida?

lunedì 7 ottobre 2013

Expo 2015, cosa non fare

Ormai non passa settimana senza che qualcuno mi tiri in ballo per Expo 2015, una volta per un motivo una volta per un altro. Sento sempre parlare di una vetrina delle eccellenze italiane in mezzo a quelle mondiali, sul tema dell'alimentazione e dell'ecosostenibilità.
Non ho ancora sentito nessuno però che a) abbia visitato una qualsiasi altra manifestazione analoga b) che abbia il pur vago sospetto che "forse" le altre nazioni si presenteranno quantomai agguerrite per fare miglior figura di noi.
D'altronde come possiamo pensare di essere all'avanguardia sui temi dell'ecosostenibilità, dell'energia pulita, del nutrire (tutti in tutti i paesi) e nutrirsi (meglio , per far sì che il nostro corpo non ci si ribelli contro)?
Io non posso dire di aver mai riconosciuto questa sensibilità in qualcuno che abbia le leve per poter cambiare lo status quo.
Oggi in una delle mie solite riunioni si parlava di Leisure e di Incoming, (ammazza quanto sò fforti i 'mericani!)e si ragionava sul come muovere i flussi di visitatori, senza pensare che appena varcate le alpi, il turista tipo è ben abituato a spostarsi con i mezzi (e si aspetta che siano celeri e puntuali) e non con  l'auto.
Ma a parte questo, ho ancora ben stampata nella testa la mia visita a Venlo, in Olanda, in occasione di Floriade, che guardacaso era incentrata su temi molto simili, troppo simili per non poter fare un confronto.
ingresso incoerente ed anonimo
E fra i bellissimi padiglioni che ho visitato come non poteva spiccare il padiglione del mio Paese. . . .oh certo che spiccava . . .era uno dei più brutti, se non inguardabile (ancor meno visitabile), vista la povertà dei contenuti.
Metto qualche foto giusto per dare la dimensione del problema.
"Una ribalta internazionale per mostrare le eccellenze del made in Italy, per creare opportunità di impresa e per l’impresa, per reagire alla crisi mondiale accogliendo la sfida di innovazione e il cambio di prospettiva che la congiuntura economica impone.  È per cogliere questa opportunità di rilancio che l’Italia ha deciso di partecipare per la prima volta a una Esposizione Internazionale orticola e floreale con i suoi numeri imponenti: 6 mesi di kermesse a Venlo, in Olanda, per 2 milioni e mezzo di visitatori previsti e un bacino di 30 milioni di
potenziali consumatori.
secondo qualcuno queste
sarebbero le nostre eccellenze!

Vetrina e cuore della presenza italiana a Venlo, il Padiglione Italia realizzato dalla Provincia autonoma di Trento. Una costruzione in legno perfettamente ecocompatibile, con una superficie di 400 mq su due piani circondata da 500 mq di spazio verde. Un’opera in sintonia con la tradizione “verde” del Trentino, ma anche frutto di una esperienza e vocazione alla solidarietà che caratterizza questa regione e la sua gente"
Così recitava il Comunicato stampa del Ministero per gli Affari Esteri, nel presentare un anonima costruzione di legno, neanche bella a vedersi; "le eccellenze del Trentino", eccellenze talmente trentine che il povero e maltenuto (non esagero) giardino circostante era di essenze che hanno reso celebre il Trentino , le Palme dell'alta Badia, per esempio, o i famosissimi Limoni di Ortisei, la Lavanda delle Dolomiti, credo che per l'occasione sia stata pure spostata Bolgheri in Val Senales (con cipressi al seguito), con disappunto del Carducci. 
Un insieme del tutto incoerente oserei dire!
Questo il fuori. . . .entrando. . .tutta un altra roba, basta guardare le foto!
La cosa che mi colpì di più, era la presentazione di Expo 2015, in uno stanzino buio a destra dell'ingresso, con una anonima presentazione in powerpoint maldestramente proiettata sul muro (il colmo per una manifestazione tutta all'aria aperta!!)
Giusto per la cronaca metto qui la fotogallery dei vari padiglioni giusto per comprendere la differenza degli allestimenti altrui.
Ancora mi domando quale forma di intelligenza abbia potuto "pensare" un allestimento del genere, costato peraltro un sacco di soldi, il bello è che informazioni ce n'erano, poche, nel sito dedicato allo stand, che naturalmente, per meglio "fidelizzare" il visitatore alle eccellenze del nostro Paese,  è stato prontamente messo offline alla fine dell'evento (guarda se non è vero).
Beh se il nostro prepararsi ad Expo, è di questo stampo , forse è meglio lasciare perdere, e invece di creare un padiglione Italia, faremmo meglio a caricare i visitatori su un autobus e portarli a vedere il Cenacolo Vinciano, così che almeno tornino a casa con un buon ricordo.
Io spero solo che questi errori madornali non vengano ripetuti, ci stiamo giocando la faccia.
esposizione del "nulla"

esposizione del nulla 2
Giusto per dimostrare che non sono critico senza ragion di causa, ecco l'articolo che scrissi a suo tempo e che venne pubblicato da Diseno Floreal





mercoledì 2 ottobre 2013

La grande nevicata dell'85

Io e la mia Nikon siamo diventati amici e compagni inseparabili piuttosto presto, all'età di 14 anni. La passione per la fotografia d'altronde mi era nata piuttosto presto e altrettanto presto avevo iniziato a smanettare in camera oscura (non la mia purtroppo). Così, preso dall'entusiasmo per il bianco e nero, mi era venuta la voglia di scattare qualche rullino in BN, allora c'erano le pellicole Ilford che per il BN erano eccellenti (come anche per la stampa), così approfittai per fare qualche scatto in una situazione dove il BN ci stava a fagiolo. L'occasione me la fornì la nevicata del 1985, nota nell'Italia settentrionale come nevicata del secolo, fu una precipitazione nevosa che si abbatté su gran parte dell'Italia del nord fra il 13 e il 17 gennaio 1985, provocando grandi disagi.In una sola nevicata, che durò oltre 72 ore, caddero tra i 70 ed i 90 cm di neve. 

Inutile dire che Gallarate rimase paralizzata, il comune arruolò spalaneve ovunque, anche perché la viabilità era bloccata, le scuole chiuse (ovviamente) e molti miei compagni di scuola dell'Itis arrotondarono spazzando i marciapiedi.

Io invece, presi a tracolla la mia fida Nikon, imbacuccato come un esquimese e andai a piedi verso il centro. Feci un solo rullino di foto, poca roba, confronto ad ora che col digitale si scatta a più non posso. Cercavo l'inquadratura giusta e. . click!
Ora però non c'è più l'emozione della camera oscura, dove vedevi nascere l'immagine nella bacinella dell'acido, oggi c'è lo scanner che digitalizza (in qualche modo) l'originale. Però le mie foto mi piacciono e le ho messe qui lo stesso,ci sono molto affezionato e ritrovarle dopo molti anni mi ha dato una certa emozione, chissà l'effetto sui lettori del mio blog. . . .

L'intera gallery è qui

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