giovedì 31 dicembre 2015

il Mio Buon Anno

Considerato che ormai da alcuni anni i discorsi istituzionali sono diventati  ahimè inascoltabili e vuoti come la camera d'aria di un pneumatico, non ascoltatevi il pontificale del satrapo di turno ma dedicate qualche minuto del vostro tempo a questi 4 splendidi momenti:

La poesia 
DIALOGO DI UN VENDITORE D'ALMANACCHI
E DI UN PASSEGGERE
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi

Il cinema
Charlie Chaplin

La Musica


Franz Von Suppè

La Religione
 "Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino.In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell'anonimato.Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un'oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un "No".
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice ...
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.

Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell'intelligenza.
Non mollare mai ....
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!"
Papa Francesco

E ovviamente auguri per un felice 2016

sabato 21 novembre 2015

Appunti di Mapic 2015


E anche quest'anno si è conclusa la mia terza esperienza a Mapic.
L'evento, giunto alla sua 21 esima edizione ha collezionato come sempre grandi successi, ovvero 74 paesi rappresentati, più di 8400 partecipanti, 2400 retailers,1500 Brands, 2300 sviluppatori, 340 compagnie di investimenti e 100 fra città ed autorità locali (fra cui il Duc di Gallarate che rappresento)
Diciamo pure che è impossibile parlare di commercio senza interfacciarsi con Mapic, anche perchè tutto ciò che accade nel mondo del retail e della Grande Distribuzione passa di lì, un crocevia fra imprenditori ed investitori, un posto dove fare matching fra bisogni , domanda ed offerta.
i Distretti Rappresentati
Quando si parla poi di attrattività urbana, a maggior ragione è necessaria un interazione che coinvolga il maggior numero di soggetti, è utile anche per confrontare e conoscere le esperienze e le best practice, messe in atto all'estero, dove il lavoro sinergico fra pubblico e privato è più sviluppato e da migliori frutti.
Quando incontro le altre realtà del territorio, ovvero Distretti Urbani , città metropolitane ed amministrazioni pubbliche, mi rendo conto che anche in Italia non ce la caviamo male, ma lo sforzo che da noi si fa per promuovere la trasparenza e la condivisione di progetti, che poi vanno a cambiare la vita delle città, è di fatto inesistente.
Continuo a vedere da noi, progetti non condivisi con la cittadinanza, calati dall'alto dal mondo della politica con consulenze che normalmente sono di parte, senza una visione a medio e lungo termine del futuro. Così il risultato è quello di città svuotate al loro interno delle attività commerciali, il che produce una desertificazione anche a livello sociale; per quale motivo frequentare e far vivere un centro urbano , se poi i fabbisogni si devono per forza soddisfare altrove?
Introini Spinola Noseda Barlocco
Anche la grande distribuzione però arranca, i vecchi format ormai non attirano più clientela, per cui si cerca di creare un esperienza di acquisto che renda la permanenza nel Mall , più interessante e meno monotona dello shopping per necessità.
Si ragiona ormai anche sul fatto che i costi di riscaldamento e condizionamento delle strutture, stanno diventando insostenibili, per cui si pensa a gallerie anche all'aperto, a veri e propri retail park, che abbiano un occhio di riguardo all'ecosostenibilità ma anche al contenimento dei costi, che altrimenti rischiano di pesare troppo sulla competitività commerciale.
In tutto questo contesto io mi domando, perchè creare strutture commerciali enormi, avulse dai centri urbani, cercando di scimmiottarne l'attrattività e la socialità, quando invece si possono rivitalizzare le città e riportarle al loro contesto originario, coniugando business e qualità della vita?
Io credo che la risposta stia nei Distretti urbani del commercio, che possono riuscire in questo intento, dando una gestione coordinata agli spazi urbani, commerciali e non, con un occhio alla sicurezza e all'imprenditorialità.
Gallarate Shopping App
Certo questo costa fatica, costa nel fatto che in Italia il mondo della politica cerca maldestramente di indirizzare il mondo degli affari e non viceversa, quando invece un libero mercato governato da poche e semplici regole, e non la giungla normativa di oggi potrebbe autoregolarsi; gli imprenditori non dovrebbero aprire attività commerciali, alla stregua in cui si fa un salto nel buio , ma dovrebbero essere accompagnati nel colmare le esigenze di un territorio, non creando dualità e sovrapposizione dell'offerta, ma sfruttando la naturale segmentazione del mercato, con intelligenza in un ottica di business , senza predatorietà, semplicemente offrendo ai Clienti, quello di cui hanno bisogno, nel posto dove gli serve, e nel momento in cui serve.
Questo si dovrebbe fare, anche se per ora non è così.
Credo ci sia sempre una certa curiosità su come avviene la negoziazione a Mapic, per cui cerco di chiarirla qui.
Il mio tentativo, è intanto quello di colmare i vuoti con attività o brand che possano essere attrattivi e fare da volano per tutti.
Poi di modernizzare quelle attività, ormai un po' decotte facilitando la collaborazione con nuovi Brand che possono essere strategici con i loro prodotti ed il loro know how.
Questo faccio quando sono a Mapic, cerco di riportare un ruolo sociale in un centro urbano esaltandone le potenzialità . . . . Quanto sono brutte le città con pochi negozi, no?
Sono piacevoli per viverci ? E' piacevole uscire la sera da casa e non trovare un posto aperto e carino dove consumare una bella cena? Oppure dover macinare chilometri per comprare quel pezzo di abbigliamento che piace tanto? Oppure dover prendere l'auto anche solo per comprare un litro di latte?
Flashmob retail
Per fortuna non sono l'unico a pensare così, la strada che percorro è da anni condivisa con tutti i membri attivi del Distretto che rappresento, ma anche con i colleghi dei Distretti di Busto Arsizio e Varese.
Da molto lavoriamo in questa direzione e le sinergie che si sono riuscite a fare sono ottime, certo sulla comunicazione rimane ancora da fare, specie poi sulla percezione che commercianti e consumatori hanno dei nostri sforzi.
Mi ha fatto piacere in questa edizione di Mapic, rendermi conto che dai grandi operatori del retail lo sforzo è stato apprezzato e commentato molto positivamente, generando riscontri tangibili.
Così come tangibile è stato il volano che Expo Milano 2015 ha dato alla nostra Regione, uno sforzo di branding che però secondo me non è stato sfruttato ancora al meglio, nella gestione dell'immagine coordinata.
4 anni di presenza a Cannes iniziano a dare risultati, quando tutto ciò sarà ancora più visibile nella mia Gallarate sarò ancora più soddisfatto.
Adesso bisogna tener rimboccate le maniche e continuare il lavoro.



martedì 26 maggio 2015

Plantday 2015

Anche quest'anno ho voluto dare il mio personale contributo alla nobile causa del Plantday, come già fatto negli anni scorsi
In questa occasione il mio laboratorio didattico floreale, si è spostato dalla Città Giardino e dal suo splendido Palazzo Estense, nell'incantevole cornice degli orti botanici milanesi di Brera e Cascina Rosa.
Pubblico molto partecipe e  molto interessato a giudicare dalla enorme quantità di fiori utilizzati e poi regalati.
Mettersi alla prova per gioco nel confezionare un bouquet con la tecnica a spirale, sembra una cosa che fa sorridere ma che poi invece si scontra con la manualità di chi lo deve realizzare.
In una società che vede gli show cooking come trend, è già un bel passo avanti.
Un grazie di cuore al Dipartimento di BioScienze dell'Università degli Studi di Milano diretto dal Prof Martin Kater che coordina sin dall'inizio il progetto del Fascination of Plants Day in Italia, ed a tutti i ragazzi della facoltà che mi sono stati di aiuto e supporto, e naturalmente a Charles Lansdorp per il suo insostituibile supporto tecnico.
Credo moltissimo in questa iniziativa e ci metterò sempre tutta la mia energia per farla crescere ancora di più















sabato 2 maggio 2015

Una Turandot "Noir"



Non ho mai avuto il piacere di poter ascoltare Turandot alla Scala di Milano, anche se è una delle mie opere preferite e di sicuro una di quelle cha conosco meglio (ricordo persino a memoria gran parte delle arie). Ero curioso di vedere in tv ieri sera, il nuovo allestimento di Raimund Bauer. Bellissima la scenografia che mi ricordava vagamente quella del Mefistofele di qualche anno fa, con due livelli scenici, e quel grande oculo, bellissimi i giochi di ombre dei chiodi sporgenti dalle pareti rosso fuoco.
Splendidi i costumi, in particolar modo quello della principessa Turandot sfarzosissimo nel suo nero cupo come le tenebre. Si perchè a questa Turandot è stata data un impronta fortemente noir, che trovo piuttosto stridente rispetto all'ambientazione classica, anche se in effetti Puccini stesso definisce Turandot “principessa di morte, principessa di gelo”. Ping Pong e Pang, i tre ministri imperiali, sono resi ancora più caricaturali dai loro costumi, che mi sembrano nemmeno troppo velatamente ispirati al Moulin Rouge di Baz Luhrmann (ricordate il suonatore di Sitar?)
Belli anche i cappottoni neri stile Matrix per il popolo di Pechino, che uniti al trucco facciale ed alle maschere in mano accentuano ancora di più l'atmosfera noir che il regista ha scelto di dare all'opera. Nell'insieme un bell'allestimento, anche se penalizzato da un cast un po' povero, di sicuro azzeccate le scelte di una regia che lascia in scena il cadavere di Liù nell'ultimo atto, a ricordare che è grazie al suo sacrificio che si deve l'umanizzazione della principessa. Tre cose non mi sono piaciute: la direzione orchestrale di Chailly, che ha reso l'opera più lugubre che noir, una bacchetta che come per magia rendeva il tutto greve e pesante, lento nell'incedere al limite del noioso, il che per un opera di Puccini ha dell'incredibile; mentre ascoltavo l'opera mi immaginavo Sisifo intento a spostare il suo macigno, il che è tutto dire. Calaf , il tenore lettone Alexsandrs Antonenko, assolutamente inadeguato al ruolo, vocalmente potente ma grezzo ed incerto, ben lontano dallo stile di Placido Domingo, che per me rimane uno dei migliori Calaf di sempre. (non l'ho valutato solo sul “nessun dorma” ma su tutta l'opera) Sull'adattamento del finale di Luciano Berio, rimango ben più che perplesso: note che non sembrano di Puccini ma di Wagner ( (Puccini aveva scritto alla fine della partitura: “da qui, Tristano”), però l'effetto che sortiscono è che appaiono quasi completamente avulse dal resto della partitura trasformando il sontuoso e cerimoniale finale di Alfano in un finale più asettico, noiosetto ed a tratti monocorde.
Queste le le mie impressioni, magari gli esperti hanno idee ben diverse, forse sono un po' di parte perchè non mi piace la musica di Berio, ma da appassionato di lirica rimango più legato alla scelta fatta da Toscanini alla Prima assoluta dell'opera , quando arrivato alla scena della morte di Liù, posò la bacchetta sul podio e se ne andò. A proposito, ma quanto era brava Maria Agresta? Di sicuro è stata lei la stella più sfavillante di questa premiére. Ma l'applauso più grande va sempre all'orchestra al coro e alle maestranze della Scala. . .se Milano è la capitale mondiale della lirica lo è sicuramente grazie e loro. Chailly per questa volta mi ha deluso, ma magari ero io che avevo riposto troppe aspettative in lui, ma tanto adesso che è direttore stabile alla Scala, avrà tutto il modo ed il tempo di farmi cambiare idea.

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