sabato 2 maggio 2015

Una Turandot "Noir"



Non ho mai avuto il piacere di poter ascoltare Turandot alla Scala di Milano, anche se è una delle mie opere preferite e di sicuro una di quelle cha conosco meglio (ricordo persino a memoria gran parte delle arie). Ero curioso di vedere in tv ieri sera, il nuovo allestimento di Raimund Bauer. Bellissima la scenografia che mi ricordava vagamente quella del Mefistofele di qualche anno fa, con due livelli scenici, e quel grande oculo, bellissimi i giochi di ombre dei chiodi sporgenti dalle pareti rosso fuoco.
Splendidi i costumi, in particolar modo quello della principessa Turandot sfarzosissimo nel suo nero cupo come le tenebre. Si perchè a questa Turandot è stata data un impronta fortemente noir, che trovo piuttosto stridente rispetto all'ambientazione classica, anche se in effetti Puccini stesso definisce Turandot “principessa di morte, principessa di gelo”. Ping Pong e Pang, i tre ministri imperiali, sono resi ancora più caricaturali dai loro costumi, che mi sembrano nemmeno troppo velatamente ispirati al Moulin Rouge di Baz Luhrmann (ricordate il suonatore di Sitar?)
Belli anche i cappottoni neri stile Matrix per il popolo di Pechino, che uniti al trucco facciale ed alle maschere in mano accentuano ancora di più l'atmosfera noir che il regista ha scelto di dare all'opera. Nell'insieme un bell'allestimento, anche se penalizzato da un cast un po' povero, di sicuro azzeccate le scelte di una regia che lascia in scena il cadavere di Liù nell'ultimo atto, a ricordare che è grazie al suo sacrificio che si deve l'umanizzazione della principessa. Tre cose non mi sono piaciute: la direzione orchestrale di Chailly, che ha reso l'opera più lugubre che noir, una bacchetta che come per magia rendeva il tutto greve e pesante, lento nell'incedere al limite del noioso, il che per un opera di Puccini ha dell'incredibile; mentre ascoltavo l'opera mi immaginavo Sisifo intento a spostare il suo macigno, il che è tutto dire. Calaf , il tenore lettone Alexsandrs Antonenko, assolutamente inadeguato al ruolo, vocalmente potente ma grezzo ed incerto, ben lontano dallo stile di Placido Domingo, che per me rimane uno dei migliori Calaf di sempre. (non l'ho valutato solo sul “nessun dorma” ma su tutta l'opera) Sull'adattamento del finale di Luciano Berio, rimango ben più che perplesso: note che non sembrano di Puccini ma di Wagner ( (Puccini aveva scritto alla fine della partitura: “da qui, Tristano”), però l'effetto che sortiscono è che appaiono quasi completamente avulse dal resto della partitura trasformando il sontuoso e cerimoniale finale di Alfano in un finale più asettico, noiosetto ed a tratti monocorde.
Queste le le mie impressioni, magari gli esperti hanno idee ben diverse, forse sono un po' di parte perchè non mi piace la musica di Berio, ma da appassionato di lirica rimango più legato alla scelta fatta da Toscanini alla Prima assoluta dell'opera , quando arrivato alla scena della morte di Liù, posò la bacchetta sul podio e se ne andò. A proposito, ma quanto era brava Maria Agresta? Di sicuro è stata lei la stella più sfavillante di questa premiére. Ma l'applauso più grande va sempre all'orchestra al coro e alle maestranze della Scala. . .se Milano è la capitale mondiale della lirica lo è sicuramente grazie e loro. Chailly per questa volta mi ha deluso, ma magari ero io che avevo riposto troppe aspettative in lui, ma tanto adesso che è direttore stabile alla Scala, avrà tutto il modo ed il tempo di farmi cambiare idea.

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