Vado sempre malvolentieri agli incontri con i politici, se poi sono i classici inviti a cui non puoi dire di no, ancora peggio. Con il passare del tempo divento sempre più refrattario a certi incontri più o meno istituzionali, non so se per via dell'età o perché mi sto facendo la pelle un po' dura. In questo caso però dopo i salamelecchi di circostanza e qualche sbadiglio, la discussione si è rivelata interessante, nonostante il relatore avesse un approccio di una malcelata sufficienza, di chi si sente investito da una luce divina sentendosi di fatto, l'unico portavoce del “verbo”, quello suo ovviamente!
Persona pacata e competente, il Sen Ichino, parla con un timbro di voce basso, discreto, che lo rende perlomeno ascoltabile,se confrontato con la politica fatta a gran voce dai vari cialtronazzi sulla piazza.
Usa le slides con moderazione, non snocciola dati leggendoli qua e la, ma procede a memoria, con la sicurezza di chi nel suo impegno ci mette passione ed etica, ascolta molto gli altri interlocutori , anche quelli che avrebbero fatto più bella figura a stare zitti, prende nota e risponde puntualmente, in modo pragmatico e circostanziato.
Le idee che lui stesso, ha pubblicato nel suo libro ed ha bene esposto durante la serata, con un linguaggio veramente accessibile a tutti, mi trovano in completa sintonia con lui. Trovo perfettamente inutile avere una miriade di forme contrattuali che tutelano poco o per nulla una grande quantità di lavoratori, soprattutto i più giovani, a scapito di altri super tutelati, come se ci fossero lavoratori di serie A e serie B.
Basterebbe avere più flessibilità ed un sistema alla scandinava che aiuti a reinserire nel lavoro chi, per un motivo oppure un altro, esce dal sistema produttivo; il tutto con un approccio che salvaguardi la persona innanzitutto, l'azienda, che comunque deve farsi carico di una parte di questi costi, e l'impatto sociale sul sistema economico che oramai di ammortizzatori sociali non ne vede più nemmeno con il binocolo.
Parlare di articolo 18, ormai da tempo richiede delle scorte di polizia non indifferenti, ma rimane il fatto che così com'è l'art 18 va rivisto, mi pare poco credibile che per voler tenere un sistema troppo rigido e troppo farraginoso, si lascino le porte chiuse ad un sacco di persone e ad un sacco di aziende che preferiscono delocalizzare altrove le produzioni.
Un giudice del lavoro è in grado lui stesso di valutare se nei confronti di un dipendente vi siano state azioni di discriminazioni, la fiducia nella magistratura la si ha oppure no; pensiamo davvero che nel 2012 l'art 18 così come concepito possa ancora essere applicabile? Possibile che in tutta Europa , dove peraltro la normativa del lavoro non lo prevede, le cose vadano in maniera così catastrofica per i lavoratori dipendenti? O non è che alcune sigle sindacali si siano ancorate a quella discussione perché non hanno altro di meglio da proporre, o perché piuttosto vedono il rischio di perdere i loro contrin?
Bravo Sen Ichino, lei ha un approccio intelligente e misurato che però mi pare di capire non trovi molto spazio in un partito, il suo, che è troppo impegnato nel vendere aria fritta ai propri elettori, stando saldamente ancorato allo “status quo” partitocratico.
Un peccato davvero,però se non altro, Lei Sen Ichino si è almeno guadagnato la mia stima, che di questi tempi è sempre meglio che nulla nel mondo torbido della politica.
http://www3.varesenews.it/gallarate_malpensa/articolo.php?id=225505

Nessun commento:
Posta un commento