




Girovagando d'estate,in una bella giornata di sole a Cannero Riviera , mi sono imbattuto in questa meraviglia della tecnologia anni 60.
Per
darvi un idea del bolide in oggetto ho estrapolato la descrizione
presente nel sito (il nome è già tutto un programma!) Autodimerda.it
L'analisi è cattivissima e poco lusinghiera e ve la riporto per intero, certo è che la macchina è parecchio buffa e non riuscirei ad immaginarmela nemmeno nelle mani di Mr Bean.
"" L’
Amphicar era un’automobile? Non proprio. Era un mezzo anfibio? Anche.
Era una barca? Quasi..
Ma insomma
che diavolo era ‘sto Amplifon?! L’ Amphicar era uno stronzo
galleggiante. Fu il primo mezzo anfibio ad uso civile prodotto in serie
nel 1961 dal Gruppo Quandt di Berlino, un impero industriale (nazista)
appartenente alla simpatica famiglia Quandt che oltre a sfruttare
schiavi per le proprie fabbriche durante la seconda guerra mondiale,
annoverava tra i suoi membri un tenente della Lutwaffe ed ebbe come
testimone dello sposo, al secondo matrimonio della signora Quandt (la
First Lady del Terzo Reich) un vero e proprio special guest: Adolf
Hitler. Il peschereccio con le ruote fu progettato da Hanns Trippel che
probabilmente qualcuno di voi ricorderà nelle vesti di Capitan Findus,
già responsabile di aver illuso il popolo norvegese a metà anni ‘50
TROLL CARdi potersi costruire un’auto in proprio: il risultato fu la
Troll 700, 5 esemplari prodotti e 6 distrutti; a pagarne le spese
anche una Smart in doppia fila, ma tanto era quella di Trippel.
L’originale nome ideato per l’auto anfibia, Amphicar, al quale nessuno
avrebbe mai potuto pensare, neanche la Fiat, fu scelto dopo mesi
travagliati di studi approfonditi e tra altre interessantissime proposte
come “Titanic”, “WC (Water Car/Water Closet)” e “Marea” utilizzato
invece anni dopo proprio dalla Fiat per un suo modello che poteva
anch’esso andare nell’acqua, ma senza riemergere. Il motore era un
Triumph quattro cilindri di 1147 cc da 38 cavallucci marini, il cambio a
4 marce manuali (del maggiolino) e una velocità su strada di 120 km/h.
Ben diverse le prestazioni marittime con una velocità simile a quella di
un pedalò guidato da 4 lottatori di sumo: 7 nodi marini = 10 km/h. Le
portelle avevano una chiusura poeticamente ermetica per non far filtrare
l’acqua, il motore, che era posteriore, non aveva prese d’aria sotto la
linea di navigazione ma solo superiori, con un pratico foro in cui
poteva essere inserita una bandierina, che fa molto motoscafo, un
ombrellone o un crocifisso per l’ultimo Mea Culpa. Le parti elettriche
dell’automobile erano in alto e protette.. da San Nicola, mentre il
fondo della macchina era carenato con due eliche posteriori in plastica.
Le ruote anteriori agivano come timoni ed erano supportate dal cambio a
2 marce (avanti e indietro) in modalità “Costa Crociere”. Se facile
poteva essere l’introduzione in acqua, più difficoltosa poteva invece
presentarsi la risalita, considerando l’assenza di trazione integrale,
ma una volta riusciti nell’impresa, l’eventuale allagamento interno
poteva essere espulso dal retro vettura tramite un pene metallico
esterno stimolato da una pompa elettrica.In effetti l’ Amphicar,
originariamente denominato modello 770, aveva in navigazione una
porzione di corpo vettura emersa piuttosto alta, a metà portiera,
cosicché bastava un’onda per farsi una doccia integrale e rischiare pure
l’affondamento, ma i vantaggi della marcia su acqua ne compensavano i
rischi. Pensate solo alla comodità in mare di trovare sempre un
parcheggio, di poter guidare, parlare al telefonino, lavarsi i piedi e
pescare contemporaneamente, di risparmiare sull’autolavaggio, di non
dover aspettare un inutile semaforo (al massimo solo qualche palo delle
cozze con lampeggiante) e soprattutto di poter cagare dal finestrino!
Non era fantastico? Purtroppo nel 1968 negli Stati Uniti l’inasprimento
delle norme sulla sicurezza stradale negarono l’omologazione alle ultime
Amphicar importate e siccome il 90% delle vendite si era concentrato
proprio negli USA, dopo quasi 4000 veicoli prodotti, fu direttamente
l’azienda costruttrice ad affondare. Oggigiorno gli attuali proprietari
delle quasi 2000 Amphicar sopravvissute, preferiscono descrivere il
proprio veicolo, a fronte di prestazioni ormai notoriamente scarse, come
“L’auto più veloce in acqua e la barca più veloce su strada”. Spero
solo vivamente che alla guida si ricordino perlomeno quale superficie
stiano percorrendo: tirare su il freno a mano in mare o buttare
un’ancora sull’asfalto non credo sia proprio il massimo della vita. ""
C'è persino un sito per gli estimatori! clicca qui
E qui la pagina di wikipedia
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